Quelli di Zeus

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martedì, 13 maggio 2008

Devo scegliere tra Travaglio e Schifani? Scelgo Travaglio

Pubblico il profilo di Schifani tratto da Se li conosci li eviti.

Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004.

L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia...
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Per chi se lo fosse perso, da youtube parte del mio intervento di ieri da Fabio Fazio. mt


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lunedì, 12 maggio 2008

Perchè ho dato l'8x1000 alla Chiesa Cattolica

In tempi di appelli a dare il proprio 8x1000 alla Chiesa Valdese io, senza fare appelli a nessuno, dichiaro che darò anche nel 2008 il mio 8x1000 alla Chiesa Cattolica. Ovviamente, non ho nulla contro i Valdesi, che mi stanno anche molto simpatici, ma sono cattolico praticante e sono molto contento per come viene speso. Ad esempio nel mio quartiere popolare, S. Rocco di Novara,con i soldi dell'8x1000 , si sta finanziando in gran parte la costruzione di una chiesa, perchè dal 1965, anno di fondazione della parrocchia, le messe si celebrano in un capanonne industriale e/o in una carrozza ferroviaria dismessa. Tutti i soldi raccolti con le offerte servono a pagare una scuola materna in cui si paga una retta bassissima e per le vacanze in montagna dei ragazzi del quartiere, figli di famiglie normalissime. Il parroco attuale vive con il suo stipendio di professore di ruolo di storia mentre quello precedente viveva, poverissimo, con la sua pensione.
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lunedì, 12 maggio 2008

Solidarietà a Travaglio!

Personalmente non avrei usato le espressioni "verme" e "muffa" nei confronti di schifani, come di qualsiasi altra persona e non solo della seconda carica dello Stato ma questo non toglie che Travaglio ha ed aveva tutto il diritto di presentare in una trasmissione di grande ascolto un libro, che da settimane ormai è nella Top dei libri più letti in Italia. Aveva il diritto di dire cose come quelle che ha detto nel libro su Schifani perchè vere e documentate mentre Schifani non può dire che in questo modo si mette fine al dialogo in Parlamento perchè Travaglio non è un partito politico o un parlamentare mentre il dialogo istituzionale non può essere inteso come un colpo di spugna su tutto.

Pier Luigi Tolardo

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venerdì, 09 maggio 2008

Giovane e nuovo è solo chi dice la Verità!

Nessun deputato e senatore è stato scelto dal popolo italiano...Questa legge elettorale non è lontanamente parente del sistema democratico.

Oscar Luigi Scalfaro, classe 1918

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mercoledì, 07 maggio 2008

politica: facciamo il punto

Se desideriamo capire il perché dei risultati delle recenti elezioni e prendere atto che si è chiuso un ciclo storico, con personale politico tutto da buttare, dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo anche se molto velocemente, e la storia si divide in due parti.

La prima parte è quella che va dalla Resistenza fino al 1978, anno dell’uccisione di Moro e dello “strappo” di Enrico Berlinguer con l’Unione Sovietica con la famosa dichiarazione che egli preferiva l’ombrello NATO alla protezione sovietica, triste epilogo di un PCI che da rivoluzionario e schierato, si accontentava del compromesso storico, accettava l’economia capitalista, stava per andare al governo con democristiani, preti e mafiosi.
Da allora la percezione che la classe operaia non sarebbe mai andata al potere fu netta, e i grandi ideali, che avevano mosso masse rivoluzionarie, dall’attentato a Togliatti, alla lotta contro la legge truffa fino al 68 operaio e studentesco, diventarono acqua fresca e la percezione di aver avuto il potere a portata di mano e di essere stati traditi fu forte e diffusa.

La seconda parte della storia dal “compromesso storico” in poi evidenzia solo un lento e progressivo declino della identità e dei valori della sinistra fino alla estinzione per mano di Veltroni.
In tutti questi anni hanno lavorato a demolire il vecchio PCI le correnti interne moderate dei cosiddetti “miglioristi”, e dall’altra parte vi è stata l’egemonia culturale e mediatica della strategia massonica P2, che è stata realizzata al 100% per mano di Berlusconi e Craxi, con la complicità dei poteri forti e dei servizi più o meno “deviati”.
La sinistra, diventata moderna e non più intransigente, raccontava ai suoi iscritti che questa era la modernità necessaria per diventare forza di governo, che, una volta conquistato, avrebbe aperto orizzonti luminosi per le classe subalterne.
Al governo questa “sinistra” c’è andata, ma le cose per la classe operaia sono andate esattamente al contrario, con più ritmi e produttività sul lavoro (più sfruttamento), più morti in incidenti, più precarietà, disoccupazione, sfascio del Sud, abbassamento del potere di acquisto dei salari, più anzianità per andare in pensione, periferie invivibili per la immigrazione selvaggia.
La pietra tombale sugli ideali e sulle illusioni di avere una sinistra antagonista e identitaria è stata posta proprio dalla esperienza dei governi a cui la sinistra ha partecipato, ed è la causa principale della frattura con gli operai che hanno preferito riconoscere il potere padronale.
La rivoluzione non c’è stata, il riformismo nemmeno, la classe operaia è regredita fino a leccare la mano del padrone leghista, e chiunque intenda ricostruire un rapporto di fiducia con questa classe avrà una strada in forte salita.
D’altronde capitale e lavoro sono due facce della stessa medaglia, sia il padrone che gli operai vogliono più produzione, più mercato, più consumi, e te li trovi entrambi contro se parli di no TAV, di decrescita, di sostenibilità, di diminuzione dei consumi e degli sprechi.
La coincidenza di questi interessi è facilitata dalla caduta della ideologia che giudicava il lavoro salariato una schiavitù da superare a favore della cooperazione tra produttori, e la crisi del padrone poteva rappresentare l’occasione della svolta e dell’autogestione.

La destra ormai ha tutto in mano, siamo già in un regime fascista mascherato, anche la classe operaia è stata normalizzata e non ha più sogni né speranze. Solo una crisi petrolifera, sommata ad una crisi economica e il manifestarsi dei danni ambientali causati dal “liberismo”, potranno far emergere la necessità di una guida etica e razionale della economia.
Questa crisi può essere accelerata dall’azione concreta di quelle persone che vogliono che l’ambiente e la sostenibilità siano al primo posto in ogni scelta economica e politica, cercando di consumare e sprecare il meno possibile, convincendo altri a questo comportamento. Pensando anche a scelte di vita, anche individuali o di famiglia, di andare in terreni marginali e poco costosi a produrre energia elettrica con il fotovoltaico per venderla all’Enel (oggi anche le banche finanziano questi impianti che si ripagano presto), e vivere in modo indipendente, cucinando, scaldandosi con l’energia elettrica e spostandosi con un mezzo elettrico.
Oggi sarebbe possibile, per moltissimi che desiderano cambiare vita ed essere indipendenti, fare una scelta del genere, con il reddito della produzione energetica, magari unendolo ad una piccola produzione agricola per i propri consumi. Il piccolo modo di produrre è la vera alternativa alla globalizzazione.
Non è la rivoluzione, ma è una soluzione.

Paolo De Gregorio
postato da ZeusRedaz alle ore 14:49 | link | commenti
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martedì, 06 maggio 2008

Caleraro è il migliore!

Il problema dell'Italia non è che governi la destra ma che la destra italiana sia assolutamente fatta da incapaci berlusconiani o ex fascisti. E' per questo che il Pd deve fare anche la parte di una destra perbene o normale, come nel caso di Calearo, l'industriale veneto ha detto sul caso dei naziskin veronesi: " metterli in galera e buttare via le chiavi e le famiglie dove sono?. Frasi di destra, forse, ma normali e non le cazzate di Fini sulle bandiere bruciate.

postato da tolli alle ore 17:45 | link | commenti (2)
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venerdì, 02 maggio 2008

Sta proprio bene con i capelli ancora più corti!

Mara_Camera_2008.jpg ON.LE MARA CARFAGNA
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venerdì, 02 maggio 2008

Io non la brucio!

IO NON LA BRUCIO!

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giovedì, 01 maggio 2008

Riformare i contratti ma prendere anche i soldi....

Sembra che i tre sindacati siano accordati per un progetto unitario di riforma dei contratti, è un fatto positivo anche se, poi, dovranno trovarsi d'accordo soprattutto con la controparte: la Confindustria e le altre organizzazioni imprenditoriali. Speriamo solo che non diventino come i partiti che parlano sempre di riforme elettorali ed istituzionali e mai di problemi concreti tipo energia, treni, rifiuti, quando fanno le riforme peggiorano le cose. In pratica, va bene riformare i contratti ma se serve a dare qualche soldo in più a operai e impiegati martoriati dal costo della vita, dopo aver riempito in questi anni le tasche di industriali, commercianti, professionisti e manager.
postato da tolli alle ore 11:57 | link | commenti (1)
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giovedì, 01 maggio 2008

Ma Orwell era per far pagare le tasse....

Stamattina nel bar edicola in cui sono andato a comprare i giornali ho assistito ad un breve dibattito, scaturito dalle dichiarazioni di un esponente delle destra secondo cui: "Neanche Orwell....avrebbe potuto immaginare di mettere le dichiarazioni dei redditi on line...". C'è chi diceva che Orwell era l'uomo che aveva ucciso John Kennedy, c'è chi sosteneva che avesse scritto  Fahrenheit....Comunque, neanche io ne so molto ma credo che il combattente antifascista della guerra di Spagna, il socialista critico verso le degenerazioni del totalitarismo sovietico, fosse d'accordo su un principio molto semplice: "le tasse vanno pagate, sempre, tutte, soprattutto dai più ricchi".
postato da tolli alle ore 11:52 | link | commenti
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mercoledì, 30 aprile 2008

Tappe della fine dell'egemonismo

- guerra del Vietnam, prima lezione storica per gli USA. Ha dimostrato che contro i popoli non si vince, nemmeno se sei la più grande superpotenza contro un piccolo popolo di contadini poveri

- crollo dell’Unione Sovietica: fatale per gli USA non avere più un minaccioso nemico. Caduto il cemento ideologico, oggi la Russia è un partner economico e fornitore energetico dell’Europa e il tentativo americano di far fallire questa integrazione con basi militari e sistemi antimissile è la prova che gli Usa cercano lo scontro perché l’Europa e l’Euro sono i suoi maggiori concorrenti e artefici del declino del dollaro e della sua economia

- la fine dell’egemonismo militare è dimostrato dagli interventi in Irak e Afghanistan che non potranno MAI essere vinti e la resistenza di questi popoli è uno dei fattori che sconsiglia altre avventure americane in Iran o Siria o Libano o Taiwan

- la potenza egemonica economica che ha visto gli USA primeggiare in tutto il mondo con il controllo degli organismi internazionali, FMI, WTO, Banca Mondiale, e con la forza del dollaro e delle sue multinazionali, è finita per l’ingresso di altre superpotenze economiche come la Cina, l’India, l’Europa, il Giappone (presto l’America Latina)), che hanno strutturalmente sottratto grandi fette di produzione e di mercato, facendo iniziare il ciclo di un mondo multipolare senza più egemonie né militari, né monetarie, né economiche

- quando il popolo americano capirà queste elementari verità, niente giustificherà più le 900 basi militari Usa nel mondo. Non saranno più giustificabili le enormi spese per le flotte, le portaerei, i sottomarini atomici, la Nato, perché l’egemonia economica si sosteneva con quella militare, ma a egemonismo finito diventano spese inutili e grottesche

- Paul Samuelson, premio Nobel per l’economia, sostiene: “oggi gli Stati Uniti sono in una situazione simile a quella dell’Impero britannico all’inizio della sua dissoluzione”

- la crisi del petrolio per i suoi alti prezzi e per il progressivo esaurirsi delle riserve, accelererà di molto la corsa verso la riconversione energetica con le rinnovabili (solare in testa) e l’egemonismo perderà lo scopo principale, che era il controllo politico-militare del Medio Oriente.

- Fa riflettere il fatto che non sia stata la potenza militare dell’Unione Sovietica a far fallire l’egemonismo imperiale USA, anzi i due blocchi si legittimavano a vicenda e il sistema risultava in equilibrio immobile. E’ stato l’ingresso sulla scena globale di nuove economie avanzate di grande peso che hanno infranto i monopoli, conquistato mercati, ridimensionato il potere del dollaro, e parallelamente si è sviluppata una forte resistenza alle prepotenze politiche e militari Usa che non si sono potute più giustificare con la formula del “pericolo comunista”, ma sono ormai vissute come pretese coloniali per rubare materie prime da tutti i popoli del mondo, compresa l’America Latina

- la recessione americana, la crisi del dollaro, l’aumento inesorabile del prezzo del petrolio, una eventuale presidenza democratica, porteranno gli Usa a smantellare il costosissimo apparato militare d’attacco sparso nel mondo, inutile ferrovecchio per un mondo bipolare scomparso, e poter investire questo denaro all’interno del proprio paese, soprattutto per la riconversione energetica

- la crisi del petrolio, l’aumento del suo prezzo, che investirà tutto il mondo multipolare, ridimensionerà la “globalizzazione” perché i trasporti via nave e aereo diventeranno troppo costosi e le economie diventeranno più “regionali” anche se si tratterà di “macroregioni”, e i paesi fortemente esportatori verso tutto il mondo avranno grandi difficoltà economiche

- sarebbe saggio che l’Europa tenesse conto di questo probabile scenario e accentuasse l’integrazione economica con i suoi vicini, riducesse l’interscambio con gli Usa, che è sotto il 20%, accelerasse, come fa la Spagna, la fine della dipendenza dal petrolio, visto che pochi giorni fa il 25% di tutta la energia elettrica consumata dagli spagnoli proveniva da centrali eoliche, cosa che dimostra che una moderna economia può basarsi esclusivamente su solare ed eolico

- riprogrammare la nostra economia su una scala più piccola che come massimo orizzonte abbia Russia, Medio Oriente, Mediterraneo, Europa, fondata sulla sostenibilità, i consumi interni e la riconversione energetica, non ci farebbe trovare impreparati di fronte alla grave crisi che verrà.

Paolo De Gregorio
postato da ZeusRedaz alle ore 21:33 | link | commenti (1)
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mercoledì, 30 aprile 2008

Quello che non ci dicono

Le informazioni importanti, quelle che servirebbero veramente per dare giudizi di merito, non circolano o vengono accuratamente mimetizzate.

Solo oggi, dopo mesi di crisi, si è saputo dal FMI che stima in mille miliardi di dollari il buco provocato dai “subprime”, ma non sappiamo come sono ripartiti, gli istituti finanziari che li posseggono, né l’elenco di coloro che li hanno sottoscritti.
La più grande truffa ordita dagli USA contro il mondo deve passare sotto silenzio, mimetizzata, costellata di “omissis”, senza nemmeno la soddisfazione di dare dei truffatori a coloro che, con premeditazione criminale, hanno scaricato su Europa e mezzo mondo una loro operazione rischiosa.

Sempre in tema di omissioni informative, in un piccolissimo articolo sul “Corriere della Sera” dell’8.4.08, apprendo di un fatto molto, molto grosso, ossia della decisione del governo inglese, proprietario di “British Energy”, cui fa capo tutto il nucleare inglese, di cedere la sua restante quota del 35,2% alla francese Edf o alla concorrente tedesca E.On, o alla spagnola Eberdrola.
La notizia non è che il governo inglese esce dal nucleare, ma come intende spendere il ricavato, 2 miliardi di sterline (seimila miliardi di vecchie lire): per finanziare la disattivazione delle centrali obsolete.
Ma la notizia di un giornale decente non doveva essere: il governo inglese vende centrali atomiche per pagare lo smantellamento di centrali atomiche?
Mi piacerebbe sapere se i cittadini inglesi, quando fu adottato il nucleare nel loro paese, furono informati del costo per kilowattora prodotto da una centrale nucleare, che ha i maggiori costi proprio nella fase di smantellamento (dopo 20 anni) e costi sconosciuti dello stoccaggio di questi rifiuti, che sono vere e proprie bombe che lasceremo per 250.000 anni alle prossime generazioni, con il rischio che un terremoto possa liberare radioattività capace di distruggere intere nazioni.
Il kilowattora nucleare, se viene giustamente calcolato dalla “culla alla bara”, è in assoluto il più costoso e pericoloso, perché, anche ammettendo che il funzionamento di moderne centrali sia sicuro, lo stoccaggio delle scorie è irrisolvibile.
Nessuno al mondo è in grado di quantificare il costo del kilowattora nucleare perché solo ora si cominciano a smantellare le vecchie centrali (in Italia non si è ancora cominciato) e i siti di stoccaggio, se e quando saranno trovati, produrranno costi di sorveglianza e manutenzione in eterno, e faranno vivere nel terrore le popolazioni vicine a quei siti.

Un’altra informazione, che non danno a noi sudditi, è l’entità delle riserve petrolifere. Infatti quasi tutte le multinazionali petrolifere sono quotate in Borsa e, per far valere al massimo le azioni, hanno sovrastimato per eccesso l’entità delle loro concessioni e riserve e il dato reale penso che lo conoscono in pochi al mondo, e lo utilizzeranno per far sì che il petrolio che controllano sia utilizzato e venduto fino all’ultima goccia.
L’impossibilità di avere questo dato rallenta l’urgenza della riconversione energetica in solare, idrogeno, eolico, termodinamico (Rubbia) e ci espone ad una crisi verticale che i più poveri e deboli pagheranno pesantemente e, conoscendo il cinismo di certe forze economiche, ciò è previsto e voluto.

Paolo De Gregorio
postato da ZeusRedaz alle ore 21:31 | link | commenti
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mercoledì, 30 aprile 2008

Il Papa va in America in difesa della vita

Il Papa va in America “in difesa della vita” e stringe la mano di Bush lorda del sangue di un milione di irakeni, di 4000 mercenari americani,di 30.000 militari americani mutilati, la mano di chi, insieme a Condoleeza Rice, ha deciso la pianificazione delle torture sui prigionieri.
Come omaggio alla”difesa della vita” lo accoglie la decisione della Corte Suprema americana, il massimo organo giudiziario USA, che conferma che il metodo delle iniezioni letali è legale, e quindi possono tranquillamente ripartire le pene capitali fermate dalla “moratoria Onu”.
C’è qualcosa di profondamente perverso in tutto questo. Credo che il Papa sia più ateo di me, che lo sono senza se e senza ma, ma ho due dogmi di riferimento: non uccidere e non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, e non mi sognerei mai di stringere la mano ad un bieco e lucido assassino come Bush, soprattutto se ciò appare agli occhi dei cristiani nel mondo come una legittimazione etica e morale.
La Chiesa così dimostra di essere solo una organizzazione politica e diplomatica che tratta con tutti, non ha paletti etici che fissano i limiti entro i quali i cristiani devono restare, e trae il suo potere dal forte rapporto con i poveri che contribuisce in modo determinante a far restare subalterni e rassegnati, facendo un lavoro preziosissimo e ben remunerato dalle classi dominanti.

Confalonieri e la TV: “ci auguriamo che il nuovo governo, che potrà contare su una maggioranza solida, sottrarrà la questione televisiva a quella dimensione di arma politica e strumento di ricatto a cui era stata ridotta in questi ultimi due anni”.
Ovvero, la quintessenza del gesuitismo. Dopo aver demolito gli avversari con lo strapotere televisivo per conto del suo padrone, ora Confalonieri fa il magnanimo vuole divertirsi a fare una televisione più leggera, tanto sa benissimo che il lavoro sporco è già stato fatto e sarà la Rai coni suoi giornalisti servi a continuarlo.
Se Grillo non si ficca in testa che noi cittadini dobbiamo fare una “public company” e comprarci una televisione nazionale, Rai3 ad esempio, lottando contro il canone, e facendo fallire la Rai, nessun movimento potrà crescere in Italia.

Paolo De Gregorio
postato da ZeusRedaz alle ore 21:28 | link | commenti
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mercoledì, 30 aprile 2008

Il cibo che manca

Quando si parla di “imperialismo delle multinazionali” e del loro potere globale, i soliti giornalisti della libera stampa virgolettano sempre queste frasi, togliendo credibilità a queste affermazioni, e subito dopo seminano tutti i dubbi possibili, quasi sempre inventati, per non andare mai a fondo delle questioni.
La questione si pone perché ieri Jean Ziegler, relatore speciale dell’ONU per il diritto al cibo, ha dichiarato che l’aumento dei prezzi dei generi alimentari sta spingendo i paesi più poveri verso: “un omicidio di massa silenzioso, che è un crimine contro l’umanità”.
Dal gennaio 2007 i prezzi dei prodotti alimentari di base sono aumentati a livello mondiale del 55%, a causa di decisioni che sono state prese da organizzazioni multinazionali in concerto con la politica, dove è stato scelto di puntare sulla produzione di biocarburanti da realizzare con i cereali, sottraendo all’agricoltura per i bisogni umani imponenti quantità di ettari, appoggiati da incentivi statali (UE compresa), e di far calare la domanda di petrolio con lo scopo di farne scendere il prezzo.
Una strategia decisa in circoli ristretti, con una preponderanza degli interessi USA, che sono i più grandi produttori al mondo di cereali, per la immensa gioia dei grandi gruppi, anche finanziari, che controllano il commercio internazionale, che hanno visto le loro scorte di cereali raddoppiare di valore.
Anche se questa politica ha già prodotto rivolte di massa in Africa e in altri paesi poveri, e anche in Europa gli aumenti di pane e pasta si fanno sentire, nessuno dei grandi difensori della vita punta il dito sui responsabili veri, che sono ben identificabili, persone ed interessi che decidono della vita e della morte di milioni di persone, per non mettere in crisi un modello di sviluppo basato sull’autotrazione, a cui sono destinati i biocarburanti.
Però i giornalisti e i preti si stracciano le vesti per il genocidio culturale in Tibet, di questo scandalo del potere delle multinazionali e della politica succube e subalterna al potere economico, frutto della follia della globalizzazione, non si occupano molto, anzi per niente, forse perché dire la verità su chi comanda veramente equivale alla morte civile, licenziato o tacitato se sei un giornalista, emarginato dalla Chiesa come fu per quei preti che in America Latina si schierarono con la “teologia della liberazione”.
Ci sono delle concause di cui è giusto tenere conto, la siccità, l’aumento del costo del petrolio per i trattori, l’aumento del consumo di carne con la conseguente richiesta di mangimi, ma la riflessione che esce chiara e limpida è che la globalizzazione è un cancro da estirpare, e che ogni paese deve per prima cosa provvedere a produrre in proprio il cibo di cui ha bisogno, ristrutturando l’agricoltura per i consumi interni, e non producendo più nelle monocolture da vendere alle multinazionali.
Questa è una scelta politica strategica insieme a quella della limitazione delle nascite, perché non sarà più possibile emigrare per risolvere i problemi. Ciascun paese sarà bene che sia autosufficiente perché la grande crisi energetica che arriverà con la fine del petrolio non permetterà né emigrazioni né rifornimenti.
Se alla crisi energetica si sommerà un inasprimento dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale, anche se avremo capito di chi è la colpa non sarà una grande consolazione, bisogna da ora cambiare modello di sviluppo: sostenibilità, autosufficienza energetica (con il solare), autosufficienza alimentare, decrescita industriale e demografica.
Questo detta la ragione. I pazzi sono tutti gli altri.

Paolo De Gregorio
postato da ZeusRedaz alle ore 21:20 | link | commenti
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mercoledì, 30 aprile 2008

Addio bello guaglione

Non è che sia entusiasta di commentare la sconfitta di Rutelli a Roma, ma alcune verità, che nessuno afferma, vengono fuori dai fatti e credo sia utile metterle in circolazione.

- striscione della destra esposto in piazza del Campidoglio dopo la vittoria di Alemanno:
Con le primarie hai fatto cadere
il governo Prodi
Con le elezioni politiche hai cacciato
i comunisti dal Parlamento
Candidando Rutelli hai perso Roma
WALTER SANTO SUBITO

- dichiarazione di Bersani, colui che nelle intenzioni di D’Alema dovrebbe sostituire Veltroni: “inutile dire che non abbiamo perso, ora bisogna radicare il partito sul territorio”!!!???

- Paola Binetti: “credo che la sconfitta di Rutelli sia dovuta al disimpegno della sinistra arcobaleno”

Mi limito a queste due dichiarazioni, della cui pesantezza rimango sbalordito.
Uno dei massimi dirigenti del PD ammette che il suo partito non ha radici sul territorio e che dunque il PD è un partito inventato a tavolino, centrista e interclassista, che ha reciso ogni connotazione di sinistra, che nelle intenzioni astratte e velleitarie dei suoi fondatori doveva avere il consenso dei moderati.
Questo a fronte di una esperienza storica che ha gestito l’interclassismo e il centrismo con una fortissima e capillare presenza sul territorio, quale era quella del partito democristiano, organicamente legato alla altrettanto fitta e capillare rete della Chiesa cattolica, imbattibile sul piano della conoscenza dei sentimenti popolari, della gestione delle clientele e dei favori personali, integrato con le potenze mafiose nel meridione.
Veltroni e il gruppo dirigente da lui creato è radicato esclusivamente in certe fasce di media e alta borghesia, che a Roma ha pensato all’Auditorium e alla festa del Cinema, invece che alle periferie, è chiuso nella Casta del Palazzo da 40 anni e ha ammesso di aver avuto lo schifoso opportunismo di rimanere nel PCI anche se non si è mai sentito comunista per non interrompere la sua carriera di politicante.
Nel più benevolo dei giudizi è un infiltrato che ha contribuito, insieme ai “miglioristi” (Napoletano in testa),a liquidare dall’interno il PCI. La sua avventura
centrista è comunque senza futuro perché vi è un certo Berlusconi che, con le sue portaerei mediatiche e il radicamento della Lega, occupa già saldamente il centro.

L’altra verità che volevo evidenziare è sulla dichiarazione della “teodem” Binetti che si stupisce del fatto che la “sinistra arcobaleno” non ha votato Rutelli, dimostrando che l’astensione dal voto pesa eccome, e che punire i tipi che come lei e Rutelli (che hanno bocciato tutte le delibere progressiste a favore dei conviventi DICO-PACS) è un godimento e una vendetta che si sono meritati.
Personalmente non sono andato al seggio per punire Prodi di:
-non aver fatto una legge sul conflitto di interesse
-non aver abolito subito le leggi “ad personam” a favore delle ruberie
-non aver fatto una legge sul riassetto televisivo con non più di una rete per ogni concessionario (RAI compresa)
-aver approvato il raddoppio della base USA di Vicenza
-essere rimasto in Afghanistan
-non aver fatto subito una nuova legge elettorale, unilateralmente, per cancellare la porcata berlusconiana
-non aver mantenuto l’impegno sui diritti delle coppie conviventi.
L’astensione vota e pesa. Il vecchio giochetto di dire che favorisce l’avversario non funziona più. Se Prodi avesse fatto quei provvedimenti non sarebbe caduto e la responsabilità che oggi ci ritroviamo Berlusconi è solo sua.

Paolo De Gregorio
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martedì, 29 aprile 2008

Berlusconi lo statalista

L'ultima di Berlusconi è fantastica. Minaccia, se non si materializzerà la cordata di impreditori italiani, di cui era sicuro e di cui dovevano far parte i suoi figli, di far acquistare allo Stato Alitalia attraverso le Ferrovie. In pratica, le Ferrovie che hanno un servizio scadente e hanno bisogno di 2 miliardi di euro, per non tagliare il servizio e che potrebbero avere problemi a riceverli dallo Stato, stante la normativa europea sugli aiuti di Stato, dovrebbero comprare e statalizzare Alitalia. La Sinistra Arcobaleno è sparita perchè oggi il comunista lo fa meglio Berlusconi.

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lunedì, 28 aprile 2008

Sogno di una Notte di mezza primavera

Ho sognato che Rosy Bindi, unico uomo vero del Centrosinistra, si metteva alla guida delle armate sconfitte e deluse del Pd e come un martello spezzava tutte le  croci celtiche di Alemanno e della Lega.

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giovedì, 24 aprile 2008

La Casta dei Magnager Telecom Italia

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giovedì, 24 aprile 2008

Quello che farò domani 25 aprile

Domani 25 aprile andrò alla Messa in Duomo per i Caduti della Liberazione e poi presenzierò nel Broletto di Novara alla commemorazione della Festa della Liberazione, davanti alla lapide che ricorda i partigiani caduti. Poi andrò a firmare per i referendum del V-Day di Beppe Grillo: abolizione dei fondi all'editoria, della legge Gasparri sulle Tv , dell'Ordine dei giornalisti. Buon 25 Aprile a tutti.

Pier Luigi Tolardo

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